Galizia, Galizia, Galizia.

Ecco il ricordo più bello di questo ultimo periodo. Non perché non ce ne siano stati tanti, ma perché questo viaggio è senza dubbio quello che mi è rimasto più nel cuore. E non solo per questi incredibili giorni sul Cammino dei Fari, ma per tutto quello che la Galizia rappresenta per me fin dal lontano, ormai, 2021.

La prima volta in Galizia. La prima volta a Santiago. Il cammino fino al mare dopo due mesi di strada. L’arrivo a Muxía e poi, ancora una volta, in marcia: l’ultimo giorno di cammino fino alla Fine della Terra, fino al faro di Finisterre.

Cinque anni fa non avrei mai immaginato di tornare in questi luoghi. E ancora meno di farlo per lavoro, accompagnando un gruppo lungo la mitica Costa da Morte, sul Cammino dei Fari.

Ed eccomi qui, oggi, mentre preparo di nuovo lo zaino per un altro viaggio sul Cammino dei Fari.

Io non so spiegare il motivo. Non riesco nemmeno a comprenderlo fino in fondo io, figurarsi spiegarlo agli altri. Ma questo tratto di costa spagnola è stregato. Ha qualcosa che ogni volta mi rapisce, mi sorprende, tra una scogliera e un faro.

Sarà il suo spazio. Sarà il suo essere Galizia. Tutto profuma di Galizia, ed è inconfondibile. L’aria sempre ventosa, fresca, vibrante. Il verde ovunque: tra le rocce, sulle colline, nei boschi di eucalipto. È il verde della Galizia, senza ombra di dubbio.

E poi c’è lui, il protagonista: il mare. L’oceano. Arrabbiato? Non lo so. Forse. Spesso sì. Di sicuro vivo. Sempre. Anche nei suoi momenti più calmi, quando il blu diventa azzurro e si confonde con il cielo.

Ma il mare è sempre lì, a un passo da te che cammini sulla costa. A ogni passo sembra quasi che voglia prenderti e portarti via. Quando è mosso è impossibile resistergli: il bianco della spuma arriva forte e deciso sulle rocce di granito, e tu sei lì, a un passo, al sicuro. Lui parla. Parla sempre. E se decidi di starci, di viverlo come lui vive, allora qualcosa ti dice davvero.

A me ha sempre detto un sacco di cose. Mi ha portato a fine tappa con lo stupore del camminatore e con l’energia del viandante.

Il Cammino dei Fari è questo.

Sentirsi isolati, come i fari solitari che punteggiano la costa. Pochissima gente. E quelli che incontri sono gli abitanti del posto, pescatori e scrigni di storie incredibili, come quella dell’Alemán di Camelle.

Il Cammino dei Fari è un cammino difficile. E non potrebbe essere diversamente. Non sarebbe giusto per quello che protegge e nasconde al mondo.

Piove? Sì, piove. Ed è lì che si scopre la Galizia più autentica, quella vera. La Costa da Morte. Quando arriva la tempesta dall’orizzonte e non hai altra alternativa se non quella di rimanerne affascinato. 

Bisogna partire pronti a spogliarsi di ogni aspettativa. Prendere la strada per quello che è. Vivere l’avventura. Camminare. Fare fatica. Lasciarsi colpire dal vento. Restare in silenzio davanti all’oceano. Sedersi in un bar di paese e bere quello che hanno sul tavolo gli altri.

Così è la Galizia. Così è il Cammino dei Fari.

Se sei in cerca di qualcosa di vero, eccolo qua.

Non saprei descriverlo in maniera diversa.

Parti con gli occhi giusti. La Fine della Terra è davvero la fine… se, una volta arrivato su quello scoglio, chiudi gli occhi.

11\07\2026
Nicola Buratti

foto di Francesca Camagni

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